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Livio

Volevo dire la mia sui tristi fatti accaduti negli ultimi giorni, riguardanti il ritorno della cosiddetta “onda nera”, al momento fissando tre singoli episodi: il calciatore Eugenio Maria Luppi che dopo aver segnato un gol durante una partita a Marzabotto, ha mostrato una maglietta della Repubblica Sociale facendo il saluto romano, l’irruzione del gruppo di skinhead durante la riunione dell’associazione “Como senza frontiere” ed in fine, il blitz fascista di Forza Nuova sotto la sede de la Repubblica.

Rispondo raccontandovi brevemente la storia di Livio, nome di battaglia “Delinger”, 93 anni, si un altro dei partigiani che ho conosciuto e con cui ho avuto il grandissimo piacere di chiacchierare per ore, probabilmente uno degli ultimi racconti che andranno a completare la mia storia Partisans: there was no time for fear. Comunque, questi tristi episodi, come ho voluto superficialmente chiamarli, non fanno altro che rafforzare il mio ideale, le mie motivazioni per cui decisi di andare a ripercorrere i sentieri della resistenza, di ascoltare storie infinite di ribelli, banditi e giovani staffette; questioni private.

Ci vorrebbe un libro per raccontare la storia di Livio - lui l’ha già scritta con l’aiuto di suo nipote -  ma bastano due episodi, abbastanza unici ed emblematici. Livio entrò nelle brigate partigiane scappando dal servizio militare, salì su per i monti di Reggio Emilia per entrare a contatto con le prime brigate di ribelli, ma prima ancora era un operario delle Reggiane, la celebre fabbrica che produceva attrezzature ferroviarie, prodotti bellici e negli anni trenta i primi arei da caccia italiani.
Livio all’ora diciannovenne operario partecipò alle manifestazioni per la pace volute da migliaia di altri lavoratori delle Reggiane, ma il 28 Luglio del 1943, proprio durante uno di questi cortei, una squadra di bersaglieri sparò alla folla, si dice dopo aver sentito ulteriori spari, così uccidendo 9 operai disarmati, tra cui una donna incinta; l’eccidio delle Reggiane fu uno dei tanti tragici eventi accaduti a Reggio Emilia. Livio partecipò a quella mattanza, con i suoi occhi da diciannovenne, anche se da tempo non si sentiva più un ragazzo. Molti non sanno che fu sfiorata una seconda strage, quando un ingegnere per vendicare i 9 operari uccisi dal regime, scappò a recuperare delle mitragliatrici Breda da un caccia in fase di costruzione, ma venne fermato da Livio che gli saltò addosso e abbracciandolo gli scongiurò di non sparare, di non versare altro sangue.

Livio già partigiano della Brigata Garibaldi, prese parte alla leggendaria Operazione Tombola, un’operazione speciale comandata dalle forze speciali inglesi SAS. In 100 partirono dalle montagne vicino Reggio Emilia, in una fredda notte di Marzo, la missione consisteva nell’attaccare due ville nella località di Botteghen di Albinea, Villa Rossi e Villa Calvi allora il comando tedesco della Linea Gotica Occidentale. L’eroica missione avvenne il 27 Marzo del 1945, composta da paracadutisti inglesi, partigiani italiani e dissidenti russi, ci furono 3 caduti inglesi e circa 50-60 tedeschi. Tutto ciò accadde a suono di cornamusa, suonata dal soldato scozzese David Kirkpatrick anche chiamato Suonatore Matto, che ebbe l’ordine di paracadutarsi sul monte Cusna (lo fece in kilt), raggiungere il battaglione Alleato, e di suonare ininterrottamente durante appunto Operazione Tombola. Fu un’operazione chiave, visto l’importanza strategica del luogo ed avrebbe supportato l’avanzamento degli alleati e quindi la liberazione della città; difatti inflisse un durissimo colpo ai vertici del comando tedesco. Livio durante la ritirata, quindi dopo aver neutralizzato entrambi gli obiettivi, insieme ad un suo compagno, riuscì a portare in salvo un altro compagno ferito durante l’attacco, usando una scala a pioli come barella, tappandogli la bocca con un fazzoletto (per lui un gesto un crudele ma assolutamente d’obbligo) in modo che non gridasse, e nascondendolo in una casa nelle zone limitrofe all’obbiettivo.

Scrivo queste righe di pungo, per non dimenticare che la storia è fatta di gesta, di poco o grande coraggio, ma comunque di scelte prese da persone che hanno coimbattuto per un ideale comune. Siamo una nazione con la memoria corta, e tendiamo a dimenticarci queste gesta coraggiose di uomini e donne, che hanno sacrificato la loro vita per riconsegnarci una nazione libera. A molti tutto ciò può risultare banale, inutile, monotono ma io credo che bisogna sempre parlarne, appunto perché gli eventi accaduti in fine non sono lontani da quel tragico periodo.

Oggi è la giornata dei diritti umani, il 10 Dicembre. Niente è dovuto.