To see...

To see life; to see the world; to eyewitness great events; to watch the faces of the poor and the gestures of the proud; to see strange things — machines, armies, multitudes, shadows in the jungle and on the moon; to see man’s work — his paintings, towers and discoveries; to see things thousands of miles away, things hidden behind walls and within rooms, things dangerous to come to; the women that men love and many children; to see and take pleasure in seeing; to see and be amazed; to see and be instructed...

LIFE MAGAZINE MOTTO

Does Art emotion us?

I have always followed Nadav Kander’s work, he’s for me an inspirational artist for many reasons. Looking at his website, I have bumped into something very special, THE LAST DA VINCI.

This powerful video is a banal proof of how art still impresses, astonishes and inspires us all.

from nadavkander.com:

It was decided to honour the significance of Salvator Mundi  — the greatest artistic rediscovery of the last 100 years — by turning the tables and documenting its profound effect on those looking and pointing their camera phones. 

Within the beautifully lit Christie’s exhibition space in Rockefeller Center, a camera was set up beneath the Salvator Mundi  to record a video portrait of those who came to spend time with it. Using the wide range of responses to the masterpiece, a single piece of film has been created that shows the divine moment of connection between this powerful, mysterious, enigmatic portrayal of Christ and those who have felt compelled to observe it.

The film is cut to four minutes and 14 seconds to reflect the fact that in his painting, Leonardo presents Christ as he is characterised in the Gospel of John 4:14: ‘And we have seen and testify that the Father has sent his Son as the Saviour of the World.’ 

Director: Nadav Kander
Agency: Droga5 NY
Client: Christies
Production: Chelsea Pictures
Year: 2017

Between clouds

All in a sudden, you find yourself between clouds, looking at airplanes flying over you. Last summer, I had a very unusual assignment, which doesn’t happen very often. I have photographed airplanes for a new Italian Airlines. I had to find a new and contemporary way to portray flying airplanes, capturing “hero shots” and so develop new visual studies for their communications

I was in the Uk, exactly In Manchester, where thankfully the city has a large range of flights over the day.

I had strange feeling while being there, as a teenager I have been super passionate about aviation, seemed like I was going back trough time, when I always had my eyes trough the sky.

I even didn’t go to school, just to go to my closest airport and seeing flights landing or leaving.

It didn’t go always very well, once the police came, took my camera and removed the film inside.

Definitely I story to tell.

How we evolved does play a role.

It’s been a while since last time I wrote here, in fact i don’t write as often as i wish. I have just encountered in an interesting article, a rather smart thought, exactly written by Agustin Fuentes in this month National Geographic.

It’s all about as we have changed, how we became more rude and verbally violent while interacting with other people on social medias.

I’d like to write and keep this paragraph bare in mind and share it:

How we experience the world is intensely shaped by who and what surround us on a daily basis. Today that can include more virtual, social media friends than physical ones.

a message

Hi all, this time i won’t publish any of my photos but i have message from a much wiser man than me. This message is for the ones who don’t care, for the head-in-the-sand kind of people, for the ones who look forward but without remembering the past, for the ones that assume we live in civilised world (i really don’t think we are)….last year we’ve been closing borders, rising walls (fuck you trump) and closing doors! Per gli italiani, soprattutto per tu che mi hai chiamato Buonista, leggete Lacrime di sale di Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa.

“When we look at modern man, we have to face the fact that modern man suffers from a kind of poverty of the spirit, which stands in glaring contrast to his scientific and technological abundance.

We’ve learned to fly the air like birds, we’ve learned to swim the seas like fish…and yet we haven’t learned to walk the Earth as brothers and sisters.”

I wish you all the best, merry christmas and a fantastic new year!

Livio

Volevo dire la mia sui tristi fatti accaduti negli ultimi giorni, riguardanti il ritorno della cosiddetta “onda nera”, al momento fissando tre singoli episodi: il calciatore Eugenio Maria Luppi che dopo aver segnato un gol durante una partita a Marzabotto, ha mostrato una maglietta della Repubblica Sociale facendo il saluto romano, l’irruzione del gruppo di skinhead durante la riunione dell’associazione “Como senza frontiere” ed in fine, il blitz fascista di Forza Nuova sotto la sede de la Repubblica.

Rispondo raccontandovi brevemente la storia di Livio, nome di battaglia “Delinger”, 93 anni, si un altro dei partigiani che ho conosciuto e con cui ho avuto il grandissimo piacere di chiacchierare per ore, probabilmente uno degli ultimi racconti che andranno a completare la mia storia Partisans: there was no time for fear. Comunque, questi tristi episodi, come ho voluto superficialmente chiamarli, non fanno altro che rafforzare il mio ideale, le mie motivazioni per cui decisi di andare a ripercorrere i sentieri della resistenza, di ascoltare storie infinite di ribelli, banditi e giovani staffette; questioni private.

Ci vorrebbe un libro per raccontare la storia di Livio - lui l’ha già scritta con l’aiuto di suo nipote -  ma bastano due episodi, abbastanza unici ed emblematici. Livio entrò nelle brigate partigiane scappando dal servizio militare, salì su per i monti di Reggio Emilia per entrare a contatto con le prime brigate di ribelli, ma prima ancora era un operario delle Reggiane, la celebre fabbrica che produceva attrezzature ferroviarie, prodotti bellici e negli anni trenta i primi arei da caccia italiani.
Livio all’ora diciannovenne operario partecipò alle manifestazioni per la pace volute da migliaia di altri lavoratori delle Reggiane, ma il 28 Luglio del 1943, proprio durante uno di questi cortei, una squadra di bersaglieri sparò alla folla, si dice dopo aver sentito ulteriori spari, così uccidendo 9 operai disarmati, tra cui una donna incinta; l’eccidio delle Reggiane fu uno dei tanti tragici eventi accaduti a Reggio Emilia. Livio partecipò a quella mattanza, con i suoi occhi da diciannovenne, anche se da tempo non si sentiva più un ragazzo. Molti non sanno che fu sfiorata una seconda strage, quando un ingegnere per vendicare i 9 operari uccisi dal regime, scappò a recuperare delle mitragliatrici Breda da un caccia in fase di costruzione, ma venne fermato da Livio che gli saltò addosso e abbracciandolo gli scongiurò di non sparare, di non versare altro sangue.

Livio già partigiano della Brigata Garibaldi, prese parte alla leggendaria Operazione Tombola, un’operazione speciale comandata dalle forze speciali inglesi SAS. In 100 partirono dalle montagne vicino Reggio Emilia, in una fredda notte di Marzo, la missione consisteva nell’attaccare due ville nella località di Botteghen di Albinea, Villa Rossi e Villa Calvi allora il comando tedesco della Linea Gotica Occidentale. L’eroica missione avvenne il 27 Marzo del 1945, composta da paracadutisti inglesi, partigiani italiani e dissidenti russi, ci furono 3 caduti inglesi e circa 50-60 tedeschi. Tutto ciò accadde a suono di cornamusa, suonata dal soldato scozzese David Kirkpatrick anche chiamato Suonatore Matto, che ebbe l’ordine di paracadutarsi sul monte Cusna (lo fece in kilt), raggiungere il battaglione Alleato, e di suonare ininterrottamente durante appunto Operazione Tombola. Fu un’operazione chiave, visto l’importanza strategica del luogo ed avrebbe supportato l’avanzamento degli alleati e quindi la liberazione della città; difatti inflisse un durissimo colpo ai vertici del comando tedesco. Livio durante la ritirata, quindi dopo aver neutralizzato entrambi gli obiettivi, insieme ad un suo compagno, riuscì a portare in salvo un altro compagno ferito durante l’attacco, usando una scala a pioli come barella, tappandogli la bocca con un fazzoletto (per lui un gesto un crudele ma assolutamente d’obbligo) in modo che non gridasse, e nascondendolo in una casa nelle zone limitrofe all’obbiettivo.

Scrivo queste righe di pungo, per non dimenticare che la storia è fatta di gesta, di poco o grande coraggio, ma comunque di scelte prese da persone che hanno coimbattuto per un ideale comune. Siamo una nazione con la memoria corta, e tendiamo a dimenticarci queste gesta coraggiose di uomini e donne, che hanno sacrificato la loro vita per riconsegnarci una nazione libera. A molti tutto ciò può risultare banale, inutile, monotono ma io credo che bisogna sempre parlarne, appunto perché gli eventi accaduti in fine non sono lontani da quel tragico periodo.

Oggi è la giornata dei diritti umani, il 10 Dicembre. Niente è dovuto.